sabato 9 marzo 2019

Altro che tagliando






Giusto il tempo di passare dal meccanico a ritirare la moto e lasciargli la stratosferica cifra di 805 € (avrei dovuto fare solo il cambio d’olio, candele, pulizia filtro, cambio pasticche anteriori e bazzecole varie e invece mi sono ritrovato a dover cambiare anche: catena di distribuzione e tendicatena, catena di trasmissione, corona e pignone!) e parto per un giretto.
Un bel sole primaverile ma le temperature tutto sommato ancora piuttosto freschine: partendo dalla città non ci si rende conto di quanto più basse siano in campagna o sui monti!
Strade note, a parte forse qualcosina, e soprattutto strade su cui non tornavo da tempo con due lunghi tratti per andare di Flaminia e per tornare ben 140 km di Cassia.
Senza soste una lunga tirata di Flaminia fino al bivio per Orte Scalo e poi su per Amelia, visto l’appetito diciamo che ho fatto uno spuntino quasi pranzo. Da Amelia la notissima e bella strada per Guardea per deviare poi verso nord dove una piccola provinciale sale e scende la dorsale tra la valle del Tevere laziale e quella Umbra che all’altezza di Todi subisce una brusca variazione di direzione e alimenta il bel lago di Corbara. Panorami interessanti fino al massiccio del Gran Sasso ed il Terminillo!
Quasi a Todi ritorno verso Orvieto passando dalla bellissima strada del lungo lago di Corbara, notissima per le belle curve e le condizioni dell’asfalto sempre ottime. Sarà stato un caso ma questa è stato l’unico tratto di strada ottimo, per il resto un disastro tra spaccature, disconnessioni e buche! Roba da farti passare la voglia.
Da Orvieto Scalo risalgo rapidamente verso il Monte Peglia ma devio per Colonnetta di Prodo e riscendo lungo una strada che non facevo davvero da anni! Ma com’è ridotta male!
Punto verso Marsciano attraversando tipici paesaggi umbri molto belli, dove mi fermo per un altro rapido spuntino.
Riprendo la salita al Monte Peglia ma dal versante opposto e visto anche qui il pessimo stato della strada mi passa la vogli di arrivare in cima e dopo San Venanzo devio a nord verso Monteleone d’Orvieto e Città della Pieve: finalmente strade decentemente tenute e da gustarsi.
A Città della Pieve è tempo di tornare verso Roma, ma con calma: decido quindi di andarmene verso la Cassia passando da San Casciano dei Bagni e Celle sul Rigo. Anche qui l’ultima volta fu con Alberto diversi anni fa.
Al bivio con la Cassia sono a 145 km da Roma. Il tempo di sistemare cuffiette e musica e con andamento sostenuto in un paio d’ora sono a casa.
Però, che freddo fa ancora!


sabato 9 febbraio 2019

Ammazza che freddo!


Convinto di trovare chissà quali tepori, almeno nelle ore centrali della giornata e stando a quanto previsto, ho invece trovato freddo ed umido per quasi tutta la giornata che, fortunatamente ha offerto anche ampi tratti soleggiati!
Dopo tutto siamo ancora ai primi di febbraio, che pretese. Fortunatamente conoscendomi m’ero ben coperto.

Ciò nonostante il giro è stato gradevolissimo, su strade molto note ma non percorse da parecchio tempo.
Da Colleferro ho raggiunto Segni e quindi Carpineto e da qui il bel tratto di strada che scende verso Maenza zigzagando sopra il fondo valle. Da Maenza si passeggia fino ad Amaseno il fiume omonimo e poi su a Lenola: la strada da Vallecorsa è sempre molto gradevole e quando piega decisa a nordest verso Lenola il panorama della valle Bernardo sottostante è sempre molto bello.
Altra passeggiata verso Pico, Aquino e Cassino e dopo essermi districato nel traffico del sabato mattina della cittadina su verso il valico di Cervaro: l’ultima volta, a scendere, l’avevo fatto
nel gennaio del 2012 ed allora il cielo al pomeriggio era talmente limpido che si vedeva il mare del golfo di Gaeta. La strada che sale è sempre molto bella anche se stretta, e praticamente priva di traffico. Che lo dico a fare? Una strada bianca mi ha attirato subito…giusto un paio di km, tanto per vedere che c’era oltra la collina!


















Dopo il valico si scende fino a Viticuso (
che ricordi!) e poi, credo fatta oggi per la prima volta da Acquafondata si torna per un breve tratto con una bella strada nel bosco che riscende verso Cassino ma al bivio per Cardito sono risalito verso il valico della Forcella fino ad incrociare la SS 627 della Vandra poco a est di San Biagio Saracinisco. Passai da qui l’anno scorso, ad agosto del 2018, ed anche allora come oggi, anche per rivedere la mia amica Nadia che puntualissima mi aspettava al solito bar dove ho anche approfittato per mangiare: a parte qualche foto non m’ero praticamente mai fermato, cosa che sistematicamente faccio quando sono da solo, ormai ahimé sempre! (Albertone I miss you…)
Da Casalvieri mi rimetto in marcia verso casa e ovviamente ripercorro il famoso tracciolino della Valle del Melfa verso Roccasecca, godendomi il paesaggio e soffermandomi spesso a guardare il torrente ricco di acqua fredda e cristallina di un bel verde smeraldo con riflessi turchesi!



Un pezzetto di Casilina e via di autostrada a casa. Una bella giornata.

Il casco continua a darmi problemi con gli spifferi ma oggi credo d’averne finalmente individuato la vera causa, ahimé non una bella scoperta. Stando anche alle prove fatte col negoziante ero convinto che il flusso anomalo provenisse dalla mascherina della presa d’aria anteriore. Così non è: nonostante avessi chiuso la griglia interna all’altezza del naso con del nastro oggi, particolarmente freddo, sentivo spifferi raffreddarmi gli zigomi, le sopracciglia, il naso! Nonostante il pile tirato fin su la mandibola! A un certo punto ho provato a mettere la mano a chiudermi la parte inferiore all’altezza del sottogola e la sensazione di maggior calore è stata subito palese. E quindi nonostante la mascherina estraibile che dovrebbe impedire il flusso d’aria dal basso questo casco sembra risucchiare aria proprio da sotto! E quindi mi sa che dovrò rassegnarmi a meno che non utilizzare un sottogola, mai fatto prima d’ora!
Ho comunque risolto in parte arrotolando a formare una ciambella uno dei due pile scaldacollo e infilandolo tra mento, mascella e casco!



mercoledì 2 gennaio 2019

Dalla Tolfa alla Tuscia e viceversa…

IMG_20190102_113856IMG_20190102_121645IMG_20190102_121652IMG_20190102_121710IMG_20190102_122758IMG_20190102_131457IMG_20190102_141322IMG_20190102_161653IMG_20190102_163932IMG_20190102_163940IMG_20190102_163954
Come altre volte ho avuto modo di osservare anziché esserci luoghi (motociclistici) per tutte le stagioni ci sono stagioni che ti riportano su luoghi a queste associati. E uno di questo è la Tuscia viterbese tra Cassia ed Aurelia.

Spesso e volentieri col freddo, quello intenso, sono stato da queste parti. Tutto sommato belle strade, non lontane da Roma per un eventuale rapido rientro, e bei paesaggi.
La nuvolaglia del primo mattino s’è dissolta presto e fin da quando mi sono mosso, le 10:30, il cielo è quasi sempre stato limpido e terso. L’aria decisamente fredda, con un vento forte levatosi nel primo pomeriggio, era fortunatamente ben compensata dall’abbigliamento adatto.
Ho rivalutato i nuovi guanti invernali, devo dire che contrariamente alla prima impressione lo scorso novembre, hanno fatto il loro dovere e le mani risentivano un po’ di freddo soltanto dopo molto tempo, ma bastava scaldarli un po’ accostando le mani al motore per una decina di secondi, che riprendevano subito il loro ruolo! Niente da fare invece con lo spiffero del casco: la placca dell’areatore della mentoniera è alloggiata non perfettamente e nonostante esteticamente non si veda nulla entra uno spiffero che si riflette su naso, zigomi e fronte e con l’aria fredda costringe a mettere il passamontagna, cosa che non ho praticamente mai fatto! Garanzia quinquennale a parte (il negoziante che me l’ha venduto lo sa) se la striscia di nastro che ho messo funziona penso proprio che mi risparmierò di rimandarlo in fabbrica: lo vedrò la prossima volta!
E così la giornata è passata nelle ore centrali più calde, si fa per dire, in maniera piacevole, e di giorno feriale sfruttando questo periodo di ferie.
Da Cerveteri passando da Sasso fino a raggiungere la Braccianese e da qui fino ad Oriolo Romano, per poi arrivare ad incrociare la Cassia proprio all’altezza del bivio che sale al Lago di Vico. Passando da San Martino al Cimino attraverso i bei boschi; dopo Viterbo ancora un pezzetto di Cassia fino a Montefiascone. In cerca di sole verso il Tirreno a ovest per Canino e poi Montalto di Castro: un po’ di benzina per la moto…e per me!
Sull’Aurelia e sull’autostrada il vento forte a raffiche tese si fa sentire e considerando che non è ancora troppo tardi decido di uscire a Santa Severa e salire a Tolfa dalla solita strada bella ma brutta…poi tornato a Manziana attraverso il bel fondovalle riprendo la Braccianese verso Roma ma al bivio per Tragliata-Palidoro mi immergo di nuovo in belle campagne.
Un pezzetto di Aurelia e raccordo e sono a casa. 350 km.
Niente da segnalare

MAPPA

sabato 10 novembre 2018

Off road…


Ancora una volta la costante dell’essere solo. Vado senza sosta per ore, giusto il tempo di fermarmi qualche volta per scattare delle foto, ma al massimo per qualche minuto a godersi gli scorci. Partito verso le 8:30 da casa si può dire che la prima sosta seria, per mangiare, l’ho fatta Sora, ed erano già le 14:30!

Scampoli di sole in questa splendida giornata di novembre, freddina quanto basta ma non troppo, giusto quel che ci voleva per collaudare il casco nuovo ed i nuovi guanti invernali: su questi ultimi vada per un insomma, mi aspettavo di più ma visto quel che l’ho pagati mi accontento mentre sul casco (era ora! dopo più di 6 anni!) IMG_20181027_120403nulla da dire, silenzioso, leggero, la pratica visierina da sole davvero comoda così come la facilità per inserire gli occhiali da vista è apprezzabile. Se proprio devo dirla tutta la visiera, forse non è registrata bene? di quelle auto seal non è che aderisca proprio bene, al di sopra di una certa velocità si sentono degli spifferi all’altezza delle tempie e del naso. Però forse stasera a casa ho capito: devo provare dopo averla abbassata a premere ulteriormente verso il basso. Ma la cosa fondamentale è che finalmente mi godo la strada senza quel fastidioso rumore di vento e motore!

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Ieri sera non avevo grandi idee, avevo giusto buttato giù un paio di percorsi tra cui questa idea di passare ancora da Campaegli, e poi Campo di Pietra, sulle strade bianche, in cerca di silenzi, di natura, di spazi aperti, usando la moto con cautela quasi fosse una fuoristrada. E così è stato a godersi ancora le faggete ormai spoglie e le ombre lunghe degli alberi nei boschi.IMG_20180929_152233

Uscito al solito casello di Vicovaro ho percorso la Tiburtina fino ad Arsoli e da lì una bella provinciale curvosa e stretta fino a Cervara, panorami verso Roma coperta da una densa cappa di smog. Salgo piano verso Campaegli, la strada nel bosco che da questa parte sembra quasi alpino visto la presenza di una bella abetaia. Ero stato in gita ad ottobre con la macchina, per un gustoso picnic ed una bellissima passeggiata nei boschi. Percorrere la strada bianca fino a Livata in moto è tutta un’altra cosa, completamente solo! Bella la parte finale che attraversa una pineta verdissima e scura.
IMG_20181110_124059IMG_20181110_125437 (1)Arrivato alla rotonda ho fatto un paio di giri per pulire le gomme, niente di meglio che passare sull’erba bagnata, con cautela!

Diretto verso Campo dell’Osso liscio il bivio per Jenne e mi ritrovo a superare il piazzale assolato finché la strada non diventa di nuovo bianca: stando alla mappa dovrebbe arrivare al santuario sopra Vallepietra ma un tipo mi avvisa che superato il colle diventa un sentiero per pedoni, non certo per moto!


IMG_20181110_125632Torno indietro e prendo per Jenne, e poi ancora su per Vallepietra, sono in riserva da un po’, ma dovrei farcela tranquillamente fino alla Val Roveto, da queste parti trovare un benzinaio non è sempre cosa facile. Mi preoccupa un cartello: strada chiusa dal 1 novembre al 30 aprile! Ma non ricordo di aver visto sbarre di accesso quando sono venuto su con la macchina a settembre. Vado.

Arrivato al piazzale del santuario trovo qualcuno che mi conferma che la strada bianca, 8 km, fino a Camporotondo, è aperta, mi avvisa solo di fare attenzione nella parte bassa, dove ci sono le colonne che indicano il vecchio confine dello stato pontificio: potrebbe esserci dell’acqua mi dice, ma si passa.

IMG_20181110_124949La strada è a tratti sabbiosa, la moto ondeggia ma la tengo, poi pietrisco, sassi, traiettorie pennellate a cercare le parti più lisce, evitando i solchi dove passano le macchine. Anche qui non ho incontrato anima viva, solo un paio di macchine di cacciatori parcheggiate. E cavalli e mucche. Che spettacolo!
Arrivo alla parte bassa. La strada incanalata tra pareti di roccia è bellissima. C’è parecchio fango ma è abbastanza consistente, ho fatto giusto un paio di scivolate leggere di lato. La moto va che sembra un enduro, docile e sicura. C’è dell’acqua, ma è poca, si passa con facilità, al massimo ero pronto a spingerla a mano! In realtà mi preoccupavano più le pozzanghere gelate.

Arrivato a Camporotondo l’avantreno è leggerissimo, e per forza! Le gomme fanno veramente schifo per quanto sono sporche. Soliti passaggi sull’erba e dentro pozzanghere.
Fatto il pieno a Petrella Liri prendo la strada per Capistrello, non la percorrevo da anni, davvero bella.
A Capistrello giù verso Sora sulla vecchia SS 82, anche questa ritrovata dopo anni: macchine pochissime, fanno tutti la superstrada.

Dopo uno spuntino a Sora direi che per concludere degnamente la giornata la salita a Forca d’Acero è pressoché obbligatoria. Il sole caldo del primo pomeriggio è gradevole ma in quota l’aria è davvero frizzante soprattutto nei versanti in ombra. Il tempo di godermi un po’ i colori della Val Comino assolata e riscendo deviando per San Donato Val Comino e Alvito.

E poi il resto è storia: superstrada fino a Ferentino ed autostrada fino a Roma.

Segnalo:

Provinciale tra Livata e Jenne
SP 45a tra Jenne e Vallepietra
SP 23 tra Tagliacozzo e Capistrello
SS 82 tra Capistrello e Sora
SR 666 e 509 da Sora a Forca d’Acero
SR 509 di San Donato Val Comino

MAPPA

sabato 13 ottobre 2018

Le vie dei colori

Come due anni fa, con più calma e più rilassato, in questa stagione ho voluto tornare a cercare boschi e faggete che iniziano a colorarsi di rosso. Il contrasto è ancora più forte visto che la passata estate piuttosto piovosa ha reso verdissimi i paesaggi.

IMG_20181013_102519E così un’uscita che avrebbe dovuto imitare quella di due anni fa tutto intorno al Gran Sasso si è trasformata in una bella passeggiata all’ombra del massiccio.

Alle 10 ero già all’uscita di  Tornimparte e dopo aver avuto freschino assai per tutto il tragitto nonostante il sole mi sono fermato per indossare il pile: decisamente meglio!

L’aria frizzante e tersa rende la salita lungo la veloce strada per Campo Felice ancora più bella e per un attimo m’era venuta voglia d’andare ad esplorare una strada bianca che si affaccia verso la valle aquilana. Peccato, niente aquile stavolta!

Il posto è sempre magico, ogni stagione con i suoi colori, ed il rosso mattone delle faggete rende tutto ancora più bello.

La discesa verso la statale 17 è rapida e divertente, l’obiettivo è il valico delle Capannelle dopo la bellissima e tecnicissima salita che rende quel tratto di strada una vera e propria palestra per motociclisti. Al valico mi incuriosisce un cartello che quasi in direzione opposta di Teramo, dove sarei diretto perché come predetto, nelle intenzioni, avrei voluto fare la SS 81 fino per lo meno a Penne.
Indica per Capitignano ed un’occhiata alle mappe mi suggerisce che forse potrei tornare dopo tantissimo tempo al lago di Campotosto, magari evitando il paese omonimo seriamente danneggiato dal terremoto del 2016.

E così mi avventuro per stradelle sconosciute ma dai paesaggi interessanti, con una bella vista da sud-est del gruppo del Terminillo all’orizzonte che, se non fosse stata per il picco della vetta dal profilo caratteristico, non sarebbe riconoscibile. Poco a nord il profilo dei monti di Amatrice.

IMG_20181013_123047Purtroppo la solita strada sbarrata e chiusa per frana (dal 2016 mi si dice e per un tratto non più lungo di 200 metri!) mi impedisce di raggiungere la sponda occidentale del lago all’altezza di Poggio Cancelli, e così, dietro-front ad affrontare di nuovo un gregge ed i suoi cani che sia all’andata che al ritorno mi sono corsi dietro giocherellando per una decina di metri!

Niente da fare: confermo che moltissime strade danneggiate dal recente terremoto resteranno chiuse chissà per quanto ancora!

Tornato quindi per la strada dell’andata sulla SS 80 proseguo verso Teramo ma le soste al laghetto di Provvidenza e poi di Piaganini sono doverose!

A Montorio al Vomano cambio idea e me ne vado su direttamente verso Vado di Sole: passo da stradelle piccole ma che hanno per fortuna avuto una manutenzione recente. Peccato essere controsole rispetto alla vista delle cime del massiccio del Gran Sasso che incombono quasi a strapiombo su di me, uno spettacolo! Rapidamente passo da Isola del Gran Sasso, Castelli, famosa per le sue ceramiche e mi rendo conto che non mi sono fermato nemmeno a mangiare. Decido comunque di proseguire, mangerò dal mitico Ristoro Mucciante su a Campo Imperatore.

La salita nel bosco è bellissima ed in breve le foglie passano da verde a rossiccio rendendo tutto ancora più bello. Venendo da Castelli non passo accanto alla spianata dove un tempo c’era l’hotel Rigopiano…

IMG_20181013_193910Vado di Sole: da quanto tempo non faccio questo valico. Che spettacolo la piana che si apre sotto di me, le cime del Camicia, del Prena.

IMG_20181013_154504A questo punto la sosta è d’obbligo: fame da soddisfare e chiappe da ammorbidire! Sono quasi le 16 e la discesa fino all’autostrada richiede ancora un po’. E così la sosta da Mucciante serve allo scopo.

Mi rimetto in viaggio in tempo per godermi ancora le viste delle cime illuminate dal sole che si abbassa.

Che gran bella giornata.

A parte la mezzora da Mucciante a gustarmi i panini e il paesaggio, e brevissime soste per fare qualche foto, non mi sono praticamente mai fermato: iron biker colpisce ancora!







MAPPA

sabato 22 settembre 2018

Insetti…

Premessa entomologica.

Oggi è stato un giorno che ricorderò per via degli insetti. E già: sarà stato questo caldo anomalo fuori stagione ma l'aria ne era piena praticamente ovunque. Non riuscivo a sollevare nemmeno mezzo centimetro la visiera del casco che qualcosa tentava di infilarsi dentro, più spesso del normale il rumore degli urti accompagnava la guida e la visiera in breve si sporcava di cadaveri vari. A Carsoli una vespa mi ha punto infilandosi tra sottogola e colletto della maglia, che dolore! E la reazione allergica mi ha creato rossore e prurito per tutto il giorno! E non basta. In tre occasioni insetti diversi si sono addirittura infilati sotto il colletto arrivando fino alla pancia, me ne sono accorto sentendo muovere qualcosa, per fortuna insetti non nocivi, e così dovevo fermarmi, spogliarmi e lasciarli uscire...cadaveri per le ciancicate che mi davo!

Dopo un'estate così piovosa come non approfittare di questo scampolo di sole e di caldo? Anche troppo forse, soprattutto nelle ore centrali della giornata a fondo valle. E un’altra nota positiva è il verde intensissimo delle campagne e delle colline, anche su in quota: la pioggia abbondante di questa estate umida ha lasciato il segno.

Come sempre senza particolare fretta dopo aver attraversato la città e dopo il breve tratto di A1 fino a Fiano Romano verso le 9 ero già a Passo Corese, pochi km di Salaria e mi sono avventurato alla scoperta di strade nuove, attraverso i Monti Lucretili. Fino a Scandriglia la strada è stata molto bella e panoramica, immersa nel verde e con dei bei panorami sia verso nord che verso sud. Da Scandriglia a Orvinio in realtà la strada è diventata una vera e propria carrereccia, molto scassata da percorrere piano evitando le buche più dure come cantava Battisti: dopo non molti km ed un cambio di direzione del paesaggio dal nord della Salaria al sud della Tiburtina ho raggiunto Orvinio per scendere rapidamente verso la Tiburtina passando da Vallinfreda e Riofreddo lungo un altopiano molto bello.

A Carsoli dopo un po' di indecisione, e dopo aver controllato la puntura di vespa appena ricevuta decido di salire verso Colli di Montebove, sempre gradevole, anche se oggi raramente ho cercato la tecnica dedicandomi più che altro al passeggio morbido. La discesa verso Tagliacozzo offre sempre panorami molto belli: superato astutamente e con un po' di fortuna sono riuscito ad evitare un imponente corteo funebre che aveva bloccato tutto il corso principale.

Dopo qualche km di routine devio per Magliano dei Marsi con l'intenzione di salire sull'Altopiano delle Rocche passando da Massa d'Albe. Non percorrevo questa strada da tantissimo tempo e devo dire che come sempre non delude, né per gli scorci sotto il Velino che per altre vedute,
A Rocca di Mezzo scendo per Secinaro costeggiando il Sirente a fondo valle, bellissima strada, l'ultima volta fu l’anno scorso.
Pausa pranzo gustoso a Castel di Ieri dove vengo a sapere che, tanto per cambiare, non è possibile raggiungere Raiano dalla Tiburtina attraverso le Gole di San Venanzio: ancora chiusa, o per meglio dire di nuovo chiusa, in quel tratto!

E così deviazione da Goriano Sicoli e tutto sommato il panorama sulla valle di Pratola Peligna con la Maiella imponente sullo sfondo merita sempre. Davvero imponente il massiccio della Maiella.

tratto chiusoLa mia intenzione era salire a Pacentro e da lì prendere direttamente per Passo San Leonardo tagliando: l’ultima volta durante un ricco giro trovammo la strada sbarrata con dei blocchi di cemento ma passammo lo stesso senza trovare grandi problemi ma stavolta quel famoso tratto chiuso ma non per noi era decisamente sbarrato! IMG_20180922_152937

A dir la verità un primo blocco importante l’avevo già trovato prima di arrivare a Pacentro, per una volta che venendo da Pratola Peligna ho imboccato la strada più breve mi sono ritrovato il cartello che avvisava del blocco ma l’ho ignorato pensando ai soliti blocchi di cemento: superato il primo passando nel mezzo pensavo fosse fatta ma tre tornanti e due km più su c’era da tornare indietro. I resti di una frana erano stati sparsi a formare delle barriere, un grosso masso ed un altro mucchio di sassi e terra. Ma visto che a forza di passarci intorno pedoni e ciclisti hanno creato dei sentierini mi sono arrischiato con la moto in precario equilibrio ma sono passato arrivando in paese, al ritorno stessa strada ma con moto condotta a mano sul primo tratto!
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Gasato dalla piccola avventura ho proseguito la salita dopo Pacentro, ignorato i cartelli che indicavano la strada chiusa da lì a poco, superando i soliti blocchi ma ad un certo punto, sorpresa! Non c'erano più possibilità di varco come quando passammo con Alberto.

E così un po' seccato e soprattutto accaldato anche troppo sono tornato indietro alla SS 17: un po' il caldo un po' la stanchezza non mi sono sentito di arrivare a Pescocostanzo per risalire la lunga e impegnativa strada per Passo San Leonardo che riscende addirittura a Scafa! E’ parecchio che dico a me stesso che mi piacerebbe tornare sulla Maiella ma ogni volta rinvio! Stavolta causa forza maggiore.

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E così sono ripassato fino a Goriano Sicoli per la stessa strada dell’andata, non mi andava più nemmeno di fare la bellissima Tiburtina fino a Collarmele e da qui ho puntato verso il Valico dell'Olmo sulla strada per Cocullo ma al bivio ho preso a destra per la Val Giovenco. La sosta al valico è sempre doverosa.

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La tentazione di andarmene a Pescasseroli dal valico di Bisegna c'è stata ma solo un attimo. In breve ero a Pescina. Il tempo di una bibita ed una dozzina di km fino al casello di Celano e poi via di autostrada a casa.
Niente di particolare da segnalare.


MAPPA

sabato 1 settembre 2018

Valnerina, Castelluccio, Monte Vettore. Amabili ritorni

L’inconveniente del mese scorso, della serie non tutto il male viene per nuocere, mi ha portato a comprare delle fiammanti leve frizione e freno in ergal, rigorosamente rosse! E’ questo il mio primo acquisto after market per la mia Yoshimura, e probabilmente l’ultimo, anche perché è già riccamente accessoriata!

E va innanzi tutto detto che alle 9 ero dal mio fidatissimo meccanico per far finalmente montare le nuove leve, controllare la catena e registrarla che si era un po' allentata rendendo ruvido il cambio e verificare quel trasudo dallo stelo sinistro della forcella anteriore che per fortuna sembra scomparso.

L'idea fin dalla sera prima era di farsi poi un bel giretto ad inaugurare le nuove leve ma il tempo non sembrava promettere niente di buono, tanto per cambiare in questa estate molto umida; tra l'altro stanotte c'è stato un violentissimo temporale e c'era anche il timore di trovare le strade bagnate e sporche. E invece ne è uscita una bellissima giornata, non solo di sole pur se accompagnata a tratti da viste tristi.

E quindi alle 9:40 ero sul raccordo in direzione nord con una mezza idea di fare un giretto dalla Sabina al reatino e magari rientrare subito dopo pranzo prima di qualche temporale.

Le nuove leve sono state un ottimo acquisto! In posizione perfetta al minimo della distanza dalla manopola per me che ho mani piccole consentono di usare egregiamente indice e medio per azionare il freno e la frizione, anche se quest’ultima mi vede usare spesso medio e anulare.

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Da Passo Corese ho ripercorso fino a Configni la bella SS 313, sempre pochissimo trafficata e comunque asciutta e pulita. Nonostante la nuvolaglia scura continuavo ad esser fiducioso visti gli ampi cenni di rasserenamento sia verso est che verso nord. Aria fresca e gradevole, ottima scelta l’aver indossato il giubbetto di pelle sulla maglietta e, per una volta, un paio di jeans sugli stivali da moto.

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All’altezza di Configni ho preso l’ultimo bivio utile per Cottanello: altre volte avevo iniziato a salire diversi km prima ma non vale la pena lasciare la 313 per salire ad esempio verso Poggio Mirteto e poi da lì verso Roccantica, Montasola Casperia e su a nord: l'ho fatto un paio di volte in passato ma sono strade davvero brutte e scomode. La sosta all'eremo di San Cataldo è pressoché obbligata: quell'antica costruzione incastonata nella parete verticale di quei calcari così deformati dalla tettonica passata. Quanti ricordi!

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Su e giù per il valico di Fonte Cerreto mi ritrovo a Contigliano, quanti ricordi anche qui, era parecchio che non ci passavo. L'idea è tornare su quel breve ma divertentissimo tratto di Flaminia che va da Terni a Spoleto e poi passare in Valnerina, non ci tornavo dal dicembre 2015: e così via Greccio raggiungo rapidamente la cittadina umbra attraverso le nuove tratte e le gallerie e in men che non si dica sono a Spoleto. Il tempo migliora, ora sono più i momenti assolati che quelli coperti.

Anche il valico di lungo la  SS395 tra Spoleto e Piedipaterno è tantissimo che non lo facevo, più di tre anni, considerando che in realtà, dai terremoti di agosto e ottobre 2016, ho appositamente evitato le zone colpite, ad iniziare da Visso, per una forma di pudore, di rispetto, così come accadde per l'aquilano nel 2009. Ma dopo tutto tornare in quei posti vuol dire anche contribuire a farli vivere e tornare com'erano, laddove possibile.

Raggiunto Piedipaterno proseguo lungo la sempre molto bella statale della Valnerina che a Cerreto di Spoleto diventa SS 209: poco prima di Visso, nel tratto dove il Nera attraversa in una stretta gola, mi fermo a vedere la grande frana che venne giù col terremoto ostruendo e deviando il corso del fiume. I lavori hanno ripristinato tutto e la grande massa rocciosa incombe adesso meno minacciosa.

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Appena entrato a Visso l'emozione inizia a farsi sentire fin dal viale alberato dove un gruppo di casette apparentemente di buona fattura sono invece gravemente lesionate e abbandonate. Ovunque macerie e mezzi di rimozione militari e civili, le casette prefabbricate per gli sfollati, ordinate e funzionali, il centro storico si intravede bene dalla strada che sale verso Castelsantangelo sul Nera, devastato, e qua e là edifici intatti abitati, vivi, ma circondati da distruzione. Che tristezza.

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Ho bisogno di fare un po' di benzina e il "solito" benzinaio avevo già visto anni fa che andò completamente distrutto e così mi fermo anche per pranzo, in un locale sulla strada per Camerino, parte di un edificio intatto, che fa dolci e...un po' di tutto, compreso il gustoso piatto di tagliatelle al ragù che ho mangiato.

Da Visso in poi sarà così fino alla Salaria. Attraverso paesini e borghi lacerati e morti, alcuni con delle vaste spianate laddove c'erano case altri invece con solo i segni della distruzione e dell'abbandono degli antichi centri. Tanto, tantissimo da fare ancora. Edifici nuovi, alcuni nuovissimi, distrutti e abbandonati, a Piedilama addirittura il cimitero con le mura distrutte e inagibile all'interno.

Da Visso risalgo tra paesaggi bellissimi ed i segni del terremoto verso la piana a nord di Castelluccio, dove regna da una parte la distruzione del borgo già molto fragile e la voglia di ripartire. Tanti turisti a pranzo in piccoli prefabbricati dove ora operano gli stessi che prima preparavano piatti tipici gustosi in piccoli locali a ridosso delle vecchie case. L'accesso ad alcune aree del borgo ancora consentito a pochi autorizzati, con tanto di guardie dell'esercito.

Che posti meravigliosi circondati dal profilo del monte Prata e del Vettore, con i segni della già evidente faglia ancora più in vista, quasi sbiancata.

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Scendo lento verso valle, godendo l'aria e la vista, con i prati di lenticchie sottostanti che alternano ombra e luce per via della nuvolaglia sovrastante. Risalgo a Forca di Presta: i segni della faglia riattivata che spaccò la strada in più punti sono stati coperti malamente, il dislivello è ancora evidente. Scendere verso la Salaria da qui è sempre bellissimo, fino a incontrare i borghi di Arquata: Pretare, Piedilama...ovunque distruzione.

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Avrei voluto tornare a Norcia attraverso la vecchia strada delle Forche Canapine, ma dopo una prima deviazione per la provinciale verso Capodacqua il traffico è obbligato sulla nuova strada e le sue lunghe gallerie. La vecchia che sale è chiusa del tutto e credo lo resterà per anni perché dopo tutto serve a ben pochi.

E a proposito di chiusure ieri da Visso a Norcia avrò incontrato almeno una decina di tratti con i semafori dei sensi unici alternati per via dei lavori in corso a lunghi tratti chilometrici di danni alle strade.

Norcia sembra quasi normale, sembra.

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Da Norcia proseguo a sud per Cascia e poi verso Leonessa, lungo la bellissima e divertente SS 471, soprattutto la discesa verso Posta.

Poco dopo Posta mi sono concesso un'altra breve deviazione. Ho lasciato la Salaria percorrendo un breve tratto della vecchia strada lungo il Velino fino a Sigillo per poi risalire sulla statale.

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Il resto è storia di una notissima, bella e veloce statale fino a Roma, compreso un violento acquazzone nella lunga discesa verso Passo Corese, acquazzone reso anche più buffo dal fatto che la strada era completamente illuminata dal sole basso del tardo pomeriggio e l'acqua veniva giù copiosa da un nuovolone nero allungato sopra la mia testa per chilometri. Per fortuna dopo 10 minuti era già passato.

Segnalo:

SS 313 Ternana
SS 471 tra Cascia e Posta
SS 209 della Valnerina
SS 3 tra Terni e Spoleto
SS 395 tra Spoleto e Piedipaterno
SS 685 tra  Piedipaterno e Visso
SP 45 tra Cottanello e Contigliano
SP 134 tra Visso e Castelluccio di Norcia



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